Il diario di viaggio di Gennaro (quarta parte)
venerdì 17 luglio 2009

(continua da qui)
...Dopo poco, li seguii anch'io, saranno state le 2.30. Uscii salutando quelli della reception, che ormai mi conoscevano ed in particolare i buttafuori, ai quali dovevo essere simpatico.
La mattina intorno alle 9.00, saldai il conto (60€) e chiesi alla donna alla reception di chiamarmi un taxì. Conobbi un altro cliente dell’albergo, presentatomi dalle donne che stavano davanti all’ingresso: un curioso tedesco sessantenne che girava per la Serbia in bicicletta, che infatti avrei adocchiato l’indomani in Knieza Mihailova a Belgrado. Venne il taxì, una vecchia Ford Mondeo, guidata da un tranquillo sessantenne, che faceva da poco il tassista, e che si era pensionato come macchinista sui battelli da trasporto che solcano il Danubio. Giunsi alla stazione degli autobus (a fianco a quella dei treni). Era un grande piazzale recintato con cancelli, nel quale vengono parcheggiati gli autobus in corrispondenza del cancello indicante la località di arrivo, il tutto circondato su tre lati da una costruzione a forma di C, con i porticati sul lato interno contenente biglietterie, sale d’aspetto, ecc... Acquistai il biglietto – 600 din.- che mi diedero unito ad un gettone metallico, mi presentai al cancello ed una guardia giurata mi fece entrare dopo essersi preso il gettone, sistemai la valigia nel portabagagli. Un pensionato, intanto, aveva preso a magnificarmi le qualità delle canne da pesca tedesche rispetto allo schifo di quelle cinesi. Un anziano zingaro cieco chissà come entrato lì dentro iniziò a chiedere l’elemosina un pò troppo vivacemente, perchè quasi subito venne un dipendente della stazione che lo allontanò bruscamente spingendolo per le spalle tra le rumorose proteste dello zingaro che infine ammutolito, venne consegnato ad un giovane poliziotto.
Salii sul pullmann pagai ancora per il bagaglio -90din.-. L’autobus era semivuoto. Ci avviammo ed in breve giungemmo sull’autostrada, il corrispettivo di una nostra strada a scorrimento veloce: due corsie secche, senza corsia d’emergenza, limite massimo di velocità 80 Kmh. Il paesaggio dai finestrini incredibilmente piatto e sulla destra il Danubio.
Affianco a me, ma sull’altra fila di sedili, un’affascinante donna di circa trentacinque anni. Mora dai lunghi capelli raccolti sulla nuca, un atteggiamento serio e riservato, bella, media altezza, slanciata e comunque ben tornita, vestita in modo semplice ma elegante. Il naso dritto e deciso, lo sguardo intenso ed espressivo. Non invitava certo a confidenze. Io, però non riuscivo a staccarle lo sguardo di dosso. Mi decisi a rivolgerle la parola: con la scusa che ero straniero le chiesi se quello che si vedeva era il Danubio; mi rispose in buon inglese non limitandosi al solo Danubio, ma illustrandomi tutto quello che si vedeva dal finestrino. Il suo modo di parlare era calmo e misurato e la sua voce calda e profonda. Io l’ascoltavo ammirato cercando di bere ogni sua parola e di imprimermi bene nella memoria la sua immagine. Mi stavo innamorando! Non so a che punto delle mie fantasie mi accorsi che stavo pensando che io quella donna me la sarei sposata ( ma non sapevo neppure come si chiamasse e magari era già sposata e madre di figli).
Mi disse di Zemun quando vi passammo dentro e di Novi Beograd e di Belgrado quando vi giungemmo, infine una telefonata infingarda, forse sua madre, si sentiva una voce di donna, mise fine al nostro colloquio.
In breve giungemmo alla stazione degli autobus, anche qui di fianco a quella dei treni, che a parte le dimensioni ricalca quella di Novi Sad.
Mi ritrovaii su un viale larghissimo sui cui fianchi erano dislocati, oltre ai soliti palazzoni, due parcheggi multipiano in metallo, dietro uno dei quali c’è uno stentato giardinetto, (strano il primo ed unico, maltenuto, che ho visto da queste parti) nel quale bivaccava un bel campionario di disperati (anziani soli, invalidi, malati di mente, zingari, stranieri, disoccupati, venditori abusivi di qualsiasi cosa, drogati, alcolizzati, spacciatori, prostitute, due, le uniche che abbia visto battere da queste parti) ma che, fidatevi, all’occhio esperto dell’italiano, del meridionale, non è sembrato veramente pericoloso. Tutti avevano comunque un atteggiamento riservato ed in particolare le prostitute.
Presi un taxi ed in breve giunsi alla Dubrovacka, 22. Il palazzo, un’altissima, bianca torre, dove si trova l’appartamento, a vederlo da lontano sembra bello, ma a vederlo da vicino si rivela per quello che è: uno squallido edificio di edilizia popolare, piuttosto maltenuto.
Anche lo spazio immediatamente intorno al palazzo era veramente sporco e abbandonatro a se stesso ed insieme alla rarefazione tipica di un’assolata domenica mattina estiva, dava a quel luogo una sensazione di vera desolazione: che contrasto con la perfezione puntigliosa di Novi Sad!
Milorad Cavic (second part)
giovedì 16 luglio 2009

Accidenti che repentino cambio di programma !!
Chiedo scusa alla mia concittadina Laura Halilovic, ma purtroppo stamattina a colazione vedo in tv che stanno per iniziare le gare di nuoto a Roma.
Così mi sono ricordata che nelle bozze c'era l'amore mio.
Ma dove sei Davore ? Perchè ci hai abbondonati nel momento del bisogno ?
E adesso lo dico ! Davor non ci ha abbandonati per il lavoro, ma bensì per l'amore !
Scandalo in balkan-crew !!!
Ma veniamo a Milo. Lui è una favola. Per fortuna ha un sito ufficiale che è qualcosa di favoloso e di lui ne hanno parlato tutti, anche Alberto Samopravo.
Naturalmente a me (Lina) e a Francy interessa per il suo : Kosovo è Serbia.
Ma vi prego e vi scongiuro. Negli ultimi tempi abbiamo avuto un'invasione di persone che la pensano diversamente. Questo non puo' farci altro che piacere, ma vi prego, dateci il tempo di rispondere. Noi parliamo con tutti e questo richiede tempo.
E siate educati. Vi assicuro che fate fare una brutta figura al vostro paese se siete maleducati.
Quindi veniamo al dunque.
Da quanto aspetto di fare questo post ?
Penso da una vita !
Mi devo rifare dalla brutta esperienza dello scorso anno, quando navigavo senza antivirus ed avevo distrutto il pc (quello del mio martirio per essere precisi!)
Milorad Čavić (Anaheim, 31 maggio 1984) è un nuotatore serbo.
Specializzato nello stile libero e nella farfalla ha partecipato alle Olimpiadi di Sydney 2000, di Atene 2004 e di Pechino 2008.
Name: Milorad Čavić
Nickname: Mike, and Čavke
Birthday: 31 May 1984
Height: 6’6” (198cm)
Weight: 215 lbs (97kg)
University: University of California at Berkeley 2007
Major: Political Economics
Interests: Spending time with friends and family, movies, documentaries, nightlife, sports, animals, spear fishing, traveling.
Movies: Gladiator, Without Limits, Cool Runnings, Lepa Sela Lepo Gore, Profesionalac.
Music: Club Mixes/Techno, Rock, and Serbian music.
Hero: Steve Prefontaine (Track and Field Runner)
Sports of Interest: Volleyball, Waterpolo, Basketball, Soccer.
Best Times
Long Course 50m:
o 50 Butterfly: 23.11
o 100 Butterfly: 50.59 (World Ranking: 2nd in 2008)
o 100 Freestyle: 48.15
Short Course 25m:
o 100 Butterfly: 49.18
o 50 Freestyle: 21.49
o 50 Butterfly: 22.36 
Giochi olimpici
Pechino 2008: argento nei 100m farfalla.
Europei
2008 - Eindhoven: oro nei 50m farfalla.
Europei in vasca corta
2003 - Dublino: oro nei 100m farfalla e argento nei 50m sl. (per la Serbia e Montenegro)
2006 - Helsinki: oro nei 100m farfalla e argento nei 50m sl.
2007 - Debrecen: oro nei 50m e 100m farfalla.
2008 - Rijeka: oro nei 100m farfalla.
2008 - Rijeka: oro nei 100m farfalla e argento nei 50m farfalla.
Europei giovanili
2001 - Malta: oro nei 100m farfalla e argento nei 50m farfalla (per la Jugoslavia).
2002 - Linz: oro nei 50m sl, argento nei 100m sl e nei 100m farfalla (per la Jugoslavia).
Dusan, bajka bez kraja
mercoledì 15 luglio 2009

Perdonatemi. Volevo fare tutto con calma, ma stasera Dusan ci ha rifatto i complimenti per il blog e io mi sono sciolta d'immenso !
Questo ragazzo è una favola.
Un altro video dedicato alle fanciulle, ma questo è per le mlade devojke !!!
Il suo blog.
P.s. ed n.b. chi di voi ha capito chi è Dusan ?
A trip to Cacak
martedì 14 luglio 2009
Dedicato a Milos e Ana.
Come ho già detto più volte io adoro Cacak e puo’ darsi che ne parli sovraquotandola, ma, credetemi, vale la pena andarla a vedere.
E’ una cittadina della Sumadia, ovvero la”zona delle foreste”. Si trova 150 km a sud di Belgrado. Ci si puo’ arrivare in macchina o con l’autobus.
L’autobus lo potete prendere all’ “autobuska stanica” e non ci sono particolari problemi se non il grande caos e dovete fare attenzione a qualche piccolo dettaglio.
Non accettano gli euro, si paga in dinari e col biglietto vi viene dato un gettone che serve per l’ingresso. Sul biglietto trovate la vostra banchina, l’orario e il vostro posto a sedere, ma è tutto in cirillico. Coraggio, basta una piccola tabellina e traducete tutto in latino e un piccolo vocabolario tascabile e traducete tutto in italiano. Il viaggio dura circa 2 ore e mezza e potrete vedere degli splendidi panorami. Il costo del biglietto è di circa 700 dinari e tenetevi qualche monetina per i bagagli che si pagano a parte.
Con la macchina conviene ugualmente partire dalla stazione degli autobus di Belgrado e costeggiare la ferrovia dirigendosi verso sud. All’altezza del lago artificiale bisogna girare a sinistra, ma lo svincolo è a destra. La strada è in continua ristrutturazione e potrete anche fare un po’ di coda. Andate piano, perché per tutto il viaggio incontrerete l’autovelox serbo, che è un potentissimo radar. Mai discutere con la polizia. Cercate sempre una mediazione, soprattutto se avete una macchina straniera. Sorridete e dite che siete turisti poveri. Più di questo non posso scrivere, ma a buon intenditor, poche parole.
Arrivati a Cacak potete ammirare le due montagne che la sovrastano : il Kablar e l’Ovcar.
Avete due possibilità per il pernottamento: l’Hotel Beograd (4 stelle) e l’Hotel President (3 stelle).
La città non ha molti monumenti, ma è la tipica cittadina serba ed è gradevole girare per le sue viuzze.
E’ interessante vedere il museo archeologico, che si è trasformato negli ultimi anni ed è diventato anche il museo dell’intervento N.A.T.O. del ’99.
Molto bella anche la Casa della cultura che ospita diverse attività.
Bella la chiesa principale e quella nuova, in costruzione.
Se siete agili, potete scavlcare il cancello davanti al Parco archeologico e andare a vedere i resti delle terme romane. A me sono piaciuti, ma sono in uno stato di completo abbandono.
Per il resto vi troverete sempre una banca di fronte. A Cacak ci sono più banche che soldi.
Nel centro trovate molti negozi italiani e molti ristoranti italiani : Tema, Rimini, Padrone e la Casa del caffè. Ma non vi perdete una buona cena da Kalimero o al “Brnara” (baita).
Non lasciate Cacak senza una visita al grandissimo mercato di piazza: Ljubici. Si fanno affari d’oro e trovate di tutto, ma proprio di tutto.
Negli ultimi anni c’è anche un ipermercato, ma è sloveno : il Mercator.
Vi sono molti parchi e il più importante è lo Spomenik park
Le montagne vicino a Cacak sono piene di splendidi monasteri.
Io non perdo mai la Santa Messa domenicale. Per noi cattolici è molto strana. E’ alle 7 di mattina, dura 3 ore e si sta in piedi donne a sinistra e uomini a destra. Naturalmente io non capisco nulla se non Gospodin. E’ l’unico posto in cui capiscono che non sono serba. Più di una volta sono venuti a dirmi qualcosa e credo che sia stata una sgridata perché non avevo il velo in testa.
A quel punto esco, perché non saprei proprio tenere un discorso, partendo dal fatto che sto dalla parte del torto.
Naturalmente il fulcro della città è il nostro amico e componente della ciurma: Stepa Stepanovic. E' stato un grande generale e ha contribuito a rimanadare indietro i turchi.
Per chi fosse interessato, vi sono molti locali lungo il fiume Morava e sono per lo più frequentati di sera. Vi è anche una discoteca e molti “disco pub”. A questo proposito posso fare dell’informazione passiva, poiché vi è un disco pub proprio sotto le finestre del mio albergo. Mi sono resa conto di aver ascoltato molte canzoni anche dormendo o cercando di dormire, perché finiscono verso le 5 di mattina.
Non provate a fotografare le fabbriche o le ambasciate a Belgrado. In quel caso potreste trovarvi in pericoli seri. Per tutto il resto andate tranquilli. Non esiste la microcriminalità. A Cacak lasciano tutti le macchine e le case aperte, anche se a voi non lo consiglio perché, essendo stranieri, date più nell’occhio.
Un breve filmato
La chiesa ortodossa
E il mio filmato preferito
Siamo perse in amore !
lunedì 13 luglio 2009
Va bene che il contenitore delle bozze scoppia, che alcuni post hanno la muffa, che devo sparaflesciare Cacak perchè le ragazze di Cacak sono tutte pazze per i motomuloni e li aspettano, ma adesso ci prendiamo un attimo di pausa.
I donzelli possono chiudere.
Questo post è un regalo che ci facciamo noi donne, ma è anche un po' un piccolo dispetto a Riky.
Un giorno stavo guardando alcuni uomini della ciurma e ho pensato che sono tutti uno più bello dell'altro.
Vi devo anche raccontare un segreto, che da oggi non sarà piu' segreto !
Io lavoro con un contratto a progetto e il contratto viene rinnovato ogni due mesi.
Quando non si raggiungono gli obiettivi del progetto, si cambia progetto, ovvero ti lasciano a casa.
Quindi io e le mie colleghe siamo un po' preoccupate quando butta male.
Un giorno ero al lavoro ed ero proprio disperata.
Quando sono disperata penso a Dejan e già le cose vanno meglio.
Quel giorno non mi sono limitata a pensare a lui, ho tirato fuori dalla borsa la sua foto e l'ho messa vicino al pc.
Improvvisamente le cose sono andate meglio e poi ancora meglio e poi meglissimo.
Da quel giorno ho iniziato a mettere la sua foto vicino al pc e poi ho pensato che anche altri mi avrebbero portato fortuna e ho stampato diverse foto.
Tutti gli uomini della ciurma in un album.
Visto che funzionava con me, le mie colleghe si sono incuriosite.
Una ha iniziato una a dirmi: mi dai il catalogo ?
Va bè.. da album.. siamo già passati a catalogo !!
Ma funzionava anche con lei e cosi' gli uomini della ciurma girano tra le mie colleghe tutti i giorni.
Sapete chi ci porta più fortuna ? Ermal di Durazzo, anche perchè è proprio stra strabellissimo !
Quindi le fanciulle si possono rifare gli occhi qui !
Viaggio in Kosovo e Metohija (2a parte)
domenica 12 luglio 2009

Eccovi la seconda parte del mio diario dal Kosovo e Metohija (KOSMET). (La prima parte è qui).
Viaggio da Kosovska Mitrovica verso Orahovac.
Il viaggio da Kosovska Mitrovica a Orahovac è stato una delle cose più spaventose della mia espereineza in KOSMET. Subito dopo aver passato il ponte che separa la parte nord di K.Mitrovica (parte serba) da quella sud (parte albanese) vediamo case, villaggi e posti serbi bruciati. Lungo la stada, dove non tanto tempo fa, in alcuni luoghi la popolazione serba era in maggioranza, ora non ce n'è nemmeno più uno.
Vediamo chiese serbe e cimiteri saltati in aria da mine o distrutte e incendiate da albanesi. Vicino a loro una sfilza di brutte ed insignificanti costruzioni tipo pompe di benzina, alberghi, moschee e monumenti dei terroristi del UCK oppure enormi casone costruite dagli albanesi negli ultimi 10 anni che non creano certo un piacevole insieme.
Una delle moschee costruite recentemente. Di queste ce ne sono veramente dapertutto, ma non rapresentano comunque niente ne di storico, ne sono d'importanza architettonica.
Uno dei innumerevoli "monumenti" del terrore.
Tutte queste case serbe bruciate e in rovina mi creano sentimenti di costernazione e timore.
Pensate che questa centrale elettrica vicino ad Obilic, fino al 1999 era la centrale più grande del KOSMET e produceva energia elettrica che bastava per l'intera provincia. Oggi, in mano degli "esperti" albanesi ne produce appena il 10%. Così sono necessarie restrizioni di corrente eletrica che lasciano zone per delle ore o addirittura per intere giornate senza corrente. E ciò è una cosa un po' voluta; serve come strumento politico per fare pressione sulla gente oppure per farsi dare ascolto a livello internazionale.
Volendo si potrebbe produrre non solo energia per l'intero KOSMET, se ne potrebbe addirittura esportare.
L'entrata a Pristina, la città dove fino nel 1999 vivevano 40'000 serbi e 10'000 rom. Dopo la pulizia etnica da parte degli albanesi, con un forte aiuto dalla parte degli Stati Uniti e dei paesi della NATO, oggi ci vivono ancora alcune migliaia di serbi e appena 1'000 rom.
Ed ecco anche una dimostrazione pacchiana per dimostrare una stupida gratituddine agli Stati Uniti: una replica della statua della libertà! (sta ancora da vedere che prezzo dovranno pagare gli albanesi agli USA per l'aiuto ricevuto! )
Per tutto il viaggio, cercavo di trovare segni culturali e storici albanesi, per capire cos'è il patrimonio albanese in KOSMET. Ma più che nuove costruzione come queste, moschee nuove, monumenti ai terroristi e insignificanti palazzette non ho trovato.
Queste costruzioni sono state realizzate negli ultimi 10 anni, alcune dirittura su luoghi sacri serbi, e non rappresentano certo un buon esempio d'architettura o di patrimonio di un'etnia...anzi sono piutosto una vergogna!
Un'altra moschea "moderna". Il numero di moschee serve per dimostrare il "patrimonio" albanese....
Sui segnali stadali spesso le scritte serbe (in alfabeto latino, alfabeto che perfino i serbi non riconoscono) vengono cancellate. Questo è un "invito" ai rifugiati serbi a non tornarsene nel loro luogo d'origine.
Tutti i segnali che sono stati messi dopo la proclamazione d'indipendenza mostrano cartelli scritti in albanese e in serbo (alfabeto latino). Fino al 1999 i cartelli erano scritti in serbo (cirillico e latino) e albanese. Dai nomi dei luoghi,dei monti e dei fiumi, comunque si vede che non ci sono posti di origine albanese. I nomi sono stati solo adattati al modo di scirvere della lingua albanese. Perfino lo stesso nome "Kosovo" è una parola che viene dal serbo, in albanese la parola non ha significato.
Vuol dire che di nome di origine albanese non ce ne sono da queste parti, perchè non sarebbe stato necessario tenere il nome serbo.
Un esempio: Vučitrn (serb)-Vushtrri (alb),Obilić (serb)-Obiliq (alb)...
Stavo pensando che sarebbe come se per esempio i serbi in Svizzera dichiarassero l'indipendenza della provincia di Zurigo chiamandola "Cirih", cioè il modo serbo di scrivere la parola "Zürich", nome comunque non serbo. Perchè in questo caso, di patrimonio serbo in Svizzera non ce n'è, quindi non esistono nomi di luoghi etc. che risalgono a parole serbe.
Nella prossima 3a parte del mio diario vi parlerò di qualcosa di più leggero, di più bello...purtroppo durante il viaggio per arrivare nelle enclave serbe, non ho avuto dei sentimenti piacevoli.
Come qua a Suva Reka (Metohija), con chiese ortodosse minate al bordo della strada. A Suva Reka fino a 10 anni fa vivevano 3.000 serbi.
Adesso nemmeno uno è tornato a vivere qui.
Per chi vuole vedere il mio intero album, è su face book.
Nemanja Mitrovic
www.juznapruga.blogspot.com
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Il diario di viaggio di Gennaro (terza parte)
sabato 11 luglio 2009

Prosegue da qui (prima parte) e qui (seconda parte):
Dopo aver proceduto per un tratto sentii provenire dall’altro lato della strada della musica suonata a forte volume, mi fermai ed individuai una bassa costruzione color arancio con la scritta in caratteri latini corsivi EFIKA. Lì davanti c’era
no alcune persone in attesa di entrare, mi unii a loro. L’ingresso era una vasta stanza abbastanza spoglia con un lungo ed alto bancone ad L sormontato da certe leziose colonnine di legno a spirale. Mi accolse un tizio che aveva l’aria di essere uno che comanda; all’incirca quarant’anni, altezza media, corporatura robusta, viso butterato dall’acne, barba di qualche giorno. Lo riconobbi per quello che era e mi rivolsi a lui per pagare il biglietto, mi rispose che l’ingresso era gratis, allora gli chiesi di acquistare una birra visto che ne aveva una in mano e mi disse di rivolgermi al cameriere.
Superai una porta ed entrai in un vasto salone dal soffitto piuttosto basso, contornato lungo il perimetro da un finto colonnato in legno in stile moresco, altre colonne al centro della sala in fulcrate alle quali c’erano i soliti tavolini tondi a fungo alti e piccoli. Sotto le colonne divani e poltrone. Dal lato dell’ingresso c’era sotto, manco a dirlo, un finto colonnato moresco, un lungo e basso palco sotto il quale suonava appassionatamente un numeroso e giovane gruppo di turbo-folk con tanto di cantante maschio e di cantante femmina (molto denudata ma niente d’eccezionale). Su un lato della sala (l’atmosfera era da discoteca con tantissime luci colorate e stroboscopiche) su palchetto con poltrone un’avventrice (un pò speciale credo) biondissima, mezza nuda, snella ed assolutamente bella, stava cantando (ad un microfono che le avevano appositamente fornito) con grande competenza.
La musica proprio uguale a quella turca, con tutti quei ghirigori e quelle infioriture, sentimentalissima fino alla più becera sdolcinatezza, ma arrangiata su basi rock e pop era suonata a volume altissimo. L’effetto devo dire, però, era gradevole.
Erano più o meno le due e la discoteca era piena all’inverosimile. Tantissimi giovani ma anche più di qualcuno della mia età (43 anni), mi sono sentito a mio agio. Presi una birra e me ne andai gironzolando intorno. Tante belle ragazze e bei ragazzi, solo alcune molto discinte quasi tutte con atteggiamento molto contegnoso. mi sistemai sul fondo della pista in una zona meno affollata. Mi appoggiai ad un tavolinetto colonna vicino ad un gruppo di ragazze sole, dall’aria ansiosa e schiva.
Mi spostai in avanti per dare un’occhiata e, davanti al palco, una bella brunetta mi invitò a ballare. Non me lo feci ripetere nemmeno mezza volta e sfoderai tutta la mia abilità ( è quella che è) di ballerino e mi slanciai in danza che voleva essere sensuale, intanto avevo anche adocchiato il fidanzato della tizia, il quale per la verità, non faceva una piega.
La ragazza mi aveva preso per ungherese e quando le dissi che, invece ero italiano la raggiunsero altre quattro ragazze che ballarono tutte con me, ed io raggiunsi l’acme della felicità. Mi facevano volteggiare, mi toccavano e mi stringevano nonostante i fidanzati, che se ne stavano tranquilli in disparte e nemmeno le guardavano e così fino alla fine della serata, quando si unirono a noi anche i fidanzati (o forse semplici accompagnatori) che pensavano che io non li avessi notati.
Dopo averli guardati bene nelle loro reali dimensioni, mi complimentai con me stesso per non aver esageraro, erano, evidentemente, degli abituè del locale. La ragazza che per prima aveva ballato con me, una brunetta svelta minuta sulla trentina, comunque mi rimaneva vicino. Mi offrirono da bere, ricambiai e ce ne andammo, mentre i gestori del locale mi invitavano per la serata successiva.
La mattina mi svegliai intorno alle dieci e per le undici ero fuori dall’albergo. Feci la solita strada fino alla stari grad. Girovagai per un pò.
Per terra mosaici con la consueta simbologia protocristiana e delle guide rosse che non possono essere calpestate. Niente banchi, niente sedie, solo alcuni leggii, con sopra libri con immagini sacre protetti da una bacheca di vetro. I fedeli entrando si fermavano davanti ad ognun leggio in genere inserivaono un’offerta nell’apposita cassettina e poi si chinavano a baciare l’immagine sacra partendo dalle immagini più vicine all’ingresso fino ad arrivare in fondo alla chiesa, dove, per capirci, da noi ci sarebbe l’altare.
Uscito dalla chiesa, inserita in un angusto giardino recintato, mi ritrovai di nuovo nell’isola pedonale, dove stava passando una banda musicale di cinque o sei elementi. Questi erano tutti rom, ed indossavano una specie di divisa, composta di un pantalone scuro e di una camicia a quadri uguale per tutti. Suonavano dietro l’offerta di denaro, maggiore era l’offerta più lungo era il brano musicale suonato e di tanto in tanto si spostavano di qualche decina di metri. La musica era del tipo, ormai celebre, suonata nei film di Kusturica.
Camminai ancora per un pò e me ne andai a mangiare di nuovo nel ristorante dove avevo già mangiato il giorno prima, essendomi trovato bene. Ordinai bistecca di maiale ed insalata di cetrioli, pomodori, cipolle e contorno di patate al forno (1000 din). Devo aggiungere che tutto era molto buono e che lo innaffiai con due bottiglie grandi Jelen pivo. Lentamente me ne tornai in albergo per riposarmi un pò.
Per chi decide di visitare Novi Sad ecco qui una guida (in pdf) da scaricre!
Transbalkanica di Giulia Salmaso
giovedì 9 luglio 2009
Abbiamo tutti un invito !
Non perdetevi il primo magazine transfrontaliero del Nordest, a cura di Giulia Salmaso.
Ogni lunedì alle 21. 30 su Telechiara... per tutta l'estate!
Si tratta del primo caso di coproduzione internazionale per una tv locale del Nordest, poiché il programma è stato realizzato da team multinazionali che hanno collaborato assieme a me, nei mesi scorsi, mettendo a disposizione le proprie attrezzature in loco e coinvolgendomi poi anche nello sviluppo tecnologico del progetto e nella fornitura di immagini del territorio.
Transbalkanica vuole raccontare ogni Paese balcanico con uno sguardo informale alle sue città, ai suoi cittadini, alle sue abitudini con particolare attenzione alla cultura, alla ricchezza artistica e alla valorizzazione del patrimonio naturale e ambientale. .jpg)
Transbalkanica non è un documentario patinato su un paese che non c’è o che è vero solo per l’obiettivo della telecamera: è un diario di viaggio reale dove si trovano sia nozioni essenziali per conoscere le bellezze del territorio visitato sia interviste con personalità e gente comune, rilevando incongruenze, curiosità e somiglianze con il Nordest.
Transbalkanica nasce come sviluppo operativo di un progetto di collaborazione internazionale finanziato dall’Unione Europea e coordinato dall’Ufficio Veneto in Europa della Regione Veneto.
Il programma andrà in onda ogni lunedì alle 21.30 a partire dal 6 luglio (e prossimamente sarà disponibile su YouTube, presso il canale di Telechiara): le prime 4 puntate sono dedicate alla Macedonia, le altre a Romania, Bosnia e Slovenia.
www.telechiara.it.jpg)
Vi aspetto, Giulia
A trip to Pristina
Carissimi,
nei giorni scorsi ho nuovamente deciso di postare questo articolo.
Per la verità, l’idea di parlarvi di Pristina l’avevo già da tempo.
Più volte ho iniziato a scrivere un itinerario per arrivare a Pristina, ma ho sempre cancellato il tutto.
Da quando il mio governo sta facendo scempio di tutti i diritti umani, ho deciso di farvi vedere questa realtà.
Ringrazio Alberto Samopravo e Raffarele Coniglio che ci hanno dato il permesso di copiare le loro foto che ricordo, a chi scarica a più non posso da noi, che sono sotto copyright.
Mi chiedo dov’è Pristina visto che sembra di stare in una colonia americana.
Si parlava di come rilanciare il turismo a Pristina, ma come è possibile se di Pristina non esiste più nulla ?
Io credo che se voglio vedere l’ America, vado in America, non in Kosovo.
E poi quei corvacci sempre presenti sulla casa di uno pseudo politico. Sembra uno di quei film western in cui i corvacci aspettano la morte di un agonizzante.
Poi che si fa di nuovo ? Un monumento con la scritta in inglese.
Ne aveva parlato Francy qui.
E questa è Pristina ? No, mi rifiuto di pensarlo.
Chiedo a tutti gli albanesi di Pristina di re impossessarsi della loro vita, della loro cultura e delle loro tradizioni. L’americalizzazione non fa bene a nessuno. Ogni popolo ha la sua storia e non puo’ essere assoggettato a nessun altro popolo. Via tutte le bandiere americane e le gigantografie di Bush e Clinton. Vedete la scritta sulla testa di Bush : gran casino !
E’ proprio cosi’ : un gran casino !!!









Dal blog di Alf
"Il viaggio in pullman è una continua sosta per pausa caffè e sigaretta..bar in villaggi di montagna in cui alle 2 di notte il burek è di casa..c’è freddo anche se è fine giugno..Hamzi è il mio vicino di pullman..al terzo stop iniziamo a parlare..veterano UCK, musulmano blando, Hamzi mi mostra sul videofonino il figlioletto di 4 anni a cui ha già insegnato ad ammazzare e scuoiare i serpenti..ride mentre racconta della famiglia serba che stava scappando in Macedonia e che lui ha ucciso su un ciglio della strada fingendosi un poliziotto serbo..e lì ho capito che non bisogna essere pazzi per uccidere..ma uccidere instilla dentro un virus che fa diventare pazzi..ed in tutto questo mi parla speranzoso di pace per quei posti, di tecnologia informatica ed ultimi gingilli elettronici..ed io penso che i Balcani sono tutto questo..retromarce e accelerazioni furibonde.."
Vi voglio raccontare una storia.
E' un fatto realmente accaduto e staro' il piu' sul vago che posso.
Prego le persone che sanno i particolari di non far riferimento a nessuno perchè la persona che me l'ha raccontata chiede di stare nell'anonimato
Una bellissima ragazza straniera prende un treno in Italia.
Diciamo che si chiama Maria
Dopo un po' arriva nel suo scompartimento un bellissimo ragazzo straniero che diciamo che si chiama Mario.
Mario e Maria si piacciono e iniziano a parlare del piu' e del meno;
entrambi capiscono di essere stanieri, ma entrambi hanno dei dubbi sulla provenienza.
Ad un certo punto Mario diventa troppo curioso e chiede a Maria :
- di dove sei ?
- di Belgrado
Mario diventa pallido e con gli occhi lucidi.
Tira fuori una tessera dell'uck e dice a Maria:
- sai di solito che ci faccio ai serbi come te ?
Anche Maria sbianca e non sa che dire
Guarda Mario che si alza e cambia scompartimento, ma si chiede il senso di quell'incontro.
Solo che me lo chiedo pure io !
Lina
Alban e il rap
martedì 7 luglio 2009

Ok ok.. niente più programmazioni.. continuano le scuse a tutti quelli che attendono, ma è capitato che nei giorni scorsi ero nel traffico cittadino quando suona il cellulare. Era Ske e non sentivo nulla. Mia figlia che mi teneva il cellulare e io in un ingorgo per lavori stradali. Ho solo capito: " sono incasinato, solo nel negozio, ragazzo fantastico, posta tu"
Bene.. vengo così a parlare con un ragazzo favoloso: Alban.
L'ho subito preso in simpatia perchè il suo italiano è veramente strano, molto affascinante.
Mi chiedeva sempre un post su balkan e diceva sempre : "Devo sapere Lina cosa valgo, voglio che mi dai un giudizio e voglio anche il parere della vostra ciurma"
Io gli ho risposto: Alban per me tu vali un sacco perchè amo tutti i balkanici dalla Slovenia alla Grecia e quei pochi antipatici non potranno mai e poi mai rovinare la bellissima immagine che ho di quei luoghi e di quei popoli.
Ma quando l'ho sentito cantare, mi sono sciolta nell'immenso.
Ditegli il vostro parere. Lui ci tiene tanto.
Myspace.com/xbang

