CROAZIA SI, SERBIA NO ?

Monday, September 1, 2014



Effettivamente molte persone possono pensare che in Europa i soldi crescano sulle piante, ma se tutti vogliono entrare nella UE un motivo ci sarà.
La Croazia ha festeggiato con i fuochi artificiali l'entrata in Europa e per la Serbia ?
Le sarà chiesto di lasciare la provincia del Kosovo ?
Mah.. vedremo che succede, intanto le guerre si moltiplicano e le sante parole degli amici di Cacak di 10 anni fa, risultano quanto mai attuali : " Quando arriveremo noi, l'Europa sarà già disintegrata"

Ital Inter Media

PASSAPORTO SI, PASSAPORTO NO

Bè.. dire caos è dire poco, ma è naturale che quando la Nato se ne va, non lascia certo ordine.

Succede così che molti Kosovari hanno il doppio passaporto e si rivolgono ai serbi perchè il passaporto serbo gli da diritto di viaggiare in Europa senza vincoli


Cara Alba,molti giornali serbi ma anche quelli kosovaro-albanesi come "Koha ditore" e "Kosova sot" da un anno a questa parte fanno reportage sul fatto che MIGLIAIA di albanesi della provincia del Kosovo chiedono ogni mese il passaporto serbo,perchè con esso possono viaggiare in tutta Europa senza visti,e per questo che si fanno iscrivere come residenti in città come Bujanovac e Presevo e altre ancora,arrivando a pagare per ciò anche 5.000 euro.ed è per questo che molti di loro fanno la fila a Nis come gli immigrati qui in Italia di fronte alle varie questure.ti do una dritta: vendi ad uno di loro il tuo passaporto,guadagnerai un monte...magari scoprirai che fra quelli che lo comprano c e qualche parente nemmeno tanto lontano.con il tuo di passaporto...quel pezzo di carta con scritto "Kosova" invece,dovrai prima informarti in quali paesi vi riconoscono...sai....per non fare un viaggio a vuoto...
Nemanja, Osservatorio Balcani e Caucaso, 20/09/2010

Tu casa es mi casa

Mosca valuta la cittadinanza dei serbi kosovari










I MURI CHE DIVIDONO L'EUROPA

Sunday, August 31, 2014



MITROVICA- L'Ibar è un fiume carico di storie e di legende. Nasce dalle montagne del Montenegro e, prima di arrivare in Serbia, passa per il Kosovo, dove si fa imbrattare dai canali di scolo di Mitrovica che sgorgano da entrambe le rive della città. Su quella nord, appoggiato su una balaustra di cemento del ponte principale, Todor Milovic fuma una sigaretta. Sul dorso del suo giubbotto nero campeggia una croce celtica bianca, rossa e blu, il simbolo dell'aviazione militare serba, mentre sul braccio sinistro risalta l'aquila bicefala della bandiera del paese. Come il sabato pomeriggio, Todor è venuto a guardare i pescatori che aspettano che qualcosa si attacchi alla loro lenza. Quando mi avvicino, mi offre una sigaretta. "Prendila. Sono Winston", mi dice e immediatamente dopo mi sfida: "Sai perché fumo queste? Perché non sono americane, le fanno qui". Dietro la mano protesa, Todor mi scruta con sguardo torvo, quello di chi vuol dimostrare esperienza e malizia. Ma l'ombra di acne sul suo volto tradisce i suoi vent'anni. Quando ha attraversato il fiume l'ultima volta per andare dall'altra parte della città, Todor Milovic ne aveva sette. Sua madre lavorava nell'edificio della YUGO Bank, proprio subito dopo il ponte principale. Era l'inverno del 1999 e di lì a pochi mesi l'aviazione della NATO avrebbe cominciato a bombardare la Serbia, nell'ultimo, drammatico atto della tragedia delle guerre balcaniche che hanno insaguinato l'ultimo decennio del XX secolo. "Il Kosovo-Metohija è una provincia serba. Questa è la culla della nostra patria", mi ribadisce Todor con piglio militare. "È sempre stato così e lo sarà anche in futuro".
Tratto da "La Repubblica"



SLAVI E ILLIRI

Friday, August 29, 2014



Da sempre Slavi e Illiri si dicono vicendevolmente : "c'ero prima io", ma alcune leggende antiche dicono che entrambi i popoli esistevano ed erano anche amici.
Skender ci aveva raccontato la storia di Vilina e Rozafa (15 nov 2008) e ultimamente se ne è parlato anche su Osservatorio Balcani.

E' molto bello un commento di OB :

Molte storie e racconti si sono scambiati fra popoli vicini.. adesso lasciamo a parte la disputa che ha origini di un secolo fa circa, ma l'epica albanese secondo gli studiosi, ha un origine che scende addiritura nel 700-800 e coincide proprio con l 'arrivo degli slavi nella regione ..ma cio che mi ha sempre incuriosita e una parte dell epica che è addirittura piu antica ed e ben collegata con le invasioni arabe verso la costa adriatica.. cosi l'epos di Giorgio Elez Alia ( oramai islamizzato nei racconti rapsodici) che combatte contro il Bailoz ( onomastica strana che si collega a qualche figura pre cristiana ) Il Bailoz ha il sopranome il Nero e viene sempre dal mare ( ricorda bene le incursioni e razzie arabe nel adriatico)




La versione serba della stessa poesia è Zidanje Skadra. Fa parte del ciclo epico serbo pre battaglia del Kosovo. Curioso che esista in entrambe le lingue.

Medjunarodni festival folklora - Sarimsakli 2014

Thursday, August 28, 2014



Semplicemente favoloso questo festival folkloristico.. ma a metà video il festival si trasforma !
Comunque che acqua cristallina !!!

^_^

Medjunarodni festival folklora

(scusate per la foto.. nn ne abbiamo trovata una piu' adeguata !)

SINAN HASANI

Wednesday, August 27, 2014



Mentre continuiamo a leggere di gente perfida che istiga all'odio razziale, le persone normali convivono in pace e armonia.
Per esempio, se non ce lo diceva Jasmina, nessuno di noi sapeva che un presidente della Federazione Jugoslava era albanese

Sinan Hasani

Questo post è dedicato ad Albertina, tanto per farle capire che i serbi non sono poi così cattivi

IL PONTE DI MOSTAR

Tuesday, August 26, 2014



Siamo non poco sconcertati dai vari blog e pagine web dedicate ai Balkani. C'è tanta confusione e anche un po' di ignoranza. C'è una persona e non facciamo nomi ma nell'ambito balcanico tutti sappiamo chi è, che si sveglia la mattina e maledice i serbi e va a letto la sera e non ha ancora finito di maledire i serbi e così da 22 anni. Davvero ci riesce difficile capire quali turbe mentali infestano la testa di quella persona.
Tanto per controbattere l'ignoranza, ci teniamo a chiarire che il ponte di Mostar non è stato buttato giù dai serbi, ma dai croati. Eh sì.. sembra strano ma è così e perfino Azra Nuhefendic l'ha detto.
Comunque la persona che odia i serbi non è Azra.. precisiamo.. è un signore che abita a Milano.

Mostar, il vecchio 20 anni dopo

La distruzione del ponte di Mostar

Il post di Valentina Sala

Abbattuto il ponte di Mostar

Rinasce il ponte di Mostar

SLOBODAN MILOSEVIC MORTO IN CARCERE

Monday, August 25, 2014



Nonostante non ne dovremmo parlare, la tentazione è grande, in particolar modo leggendo i commenti qua e là di persone davvero perfide che giocano con le vite degli altri.
Riportiamo un testo, ma ce ne sono altri, che racconta il perchè Milosevic non c'è più.
Chi ne vuole sapere di più, puo' cliccare : qui

” …Voi non vedrete mai apparire i piloti della Nato dinanzi ad un Tribunale dell’Onu. La Nato è accusatrice, procuratrice, giudice ed esecutore, poiché è la Nato che paga le bollette. La Nato non è sottomessa al diritto internazionale. Essa è il diritto internazionale…”.


CARA VECCHIA JUGO

Saturday, August 23, 2014

Di solito non lo facciamo, ma stavolta abbiamo fatto una cosa illegale.
Non abbiamo resistito perchè era una cosa talmente bella che l'abbiamo rubata.
Chiediamo scusa all'autore e siamo pronti a cancellare se ce lo chiede, ma speriamo vivamente di poter lasciare queste parole talmente belle che ci chiediamo perchè in 6 anni di attività non abbiamo mai incontrato questa magnifica persona


Gli Jugoslavi mi hanno sempre ricordato gli italiani degli anni '50.
Io non credo molto alle differenze tra Sloveni, Croati, Serbi, Macedoni, Bosniaci etc… certo gli Sloveni sono Friulani e i Macedoni sono Abruzzesi ma in realtà mica troppo lontani.
Avete presente le foto in bianco nero di gente felice in canottiera, seduta a tavola che fuma, sorride all'obbiettivo e se ne frega di come è vestita?
Ecco la Jugoslavia, a volte, io me la ricordo così.


Entrare in un bar nella collina di Fruska Gora e sentirsi ad Albaretto Torre da bambino: penombra, vecchi col cappello, col mozzicone perenne e una bibita sconosciuta davanti, ambiente fresco con un po' odore di chiuso e molto di fumo, mazzi di carte, una donna di mezza età che mastica un buongiorno in serbo non troppo lontano da un "arvedze" laghetto, una bambina che fa capolino da dietro il bancone con una bambola in braccio e una stanza tuttofare alle spalle…cose così.
Le facce poi sono imperdibili: scavate, piene di rughe, con occhi bianchi enormi e punte di spillo al posto delle pupille curiose, mobili, velocissime. Mani che hanno lavorato la terra, spalle e fianchi storti dalla fatica della zappa, il rispetto per vino e grappa (qui distillata di frutta invece che di vinacce), cibo contadino con tanta carne arrostita e peperoni e melanzane e zuppe fumanti, ma anche pasta, proprio come in Italia.
Un paese parallelo all'Italia che il comunismo di Tito aveva surgelato tra scarpe e vestiti tutti uguali, auto Zastava e falansteri sovietici che rendevano le periferie dell'Est Europa tutte tristi e grigie (e molto simili a quelle di Venaria e Sesto San Giovanni). Ma dove si leggevano Alan Ford (e la microsatira di Magnus&Bunker sulla società funzionava benissimo anche di là dall'Adriatico) e Tex Willer (sognando una frontiera eroica e remota esattamente come da noi) come a Milano; dove Fantozzi e le commedie all'italiana erano popolarissime e tutti guardavano e sognavano il campionato italiano di calcio.
L'Italia era la loro California, un sogno da cullare la sera guardando il mare oltre le montagne del Montenegro.


L'Italia: l'eterno cugino/vicino millenario, malgrado la violenza del fascismo, la guerra mondiale, un'occupazione -migliore di quella tedesca certo- ma sempre un'occupazione, la resa dei conti del 1945, con le foibe e la pulizia etnica titina, gli accordi di Osimo e la fatica di una pacificazione tra Nato e Patto di Varsavia, figlia di una neutralità che solo Tito seppe trovare.
Poi la guerra del 1991, una guerra a cui l'Italia assisteva impassibile e distratta, consolandosi davanti alla tv (la prima guerra in diretta) rinvangando vecchi luoghi comuni sui rancori e gli odi mai sopiti tra ortodossi, cattolici e mussulmani, con una classe politica esausta, impegnata ad affondare nella corruzione e nella giustizia forcaiola di Mani Pulite.


Ricordo nel 1980 la diretta dei funerali di Tito con la bara caricata sul treno presidenziale che da Lubiana (dove era morto) transitava a Zagabria e quindi a Belgrado in un mare di folla piangente (un rituale classico del comunismo, così bravo a organizzare le masse). A ripensarci, quel funerale rappresentava benissimo anche quello del comunismo (ci avrebbe messo ancora un decennio a crollare ma i prodromi c'erano tutti).
Ma quel treno avrebbe trascinato metaforicamente via anche la classe politica democristiana e socialista che aveva ormai nell'anticomunismo la sua sola ragion d'essere. Finito il muro, crollata l'URSS, smantellata la Cortina di Ferro, perché gli italiani avrebbero dovuto ancora votare i corrotti notabili della Balena Bianca?
Con un trasformismo furbo e opportunista il PCI cambiò nome e cerco di sverniciare un po' di rosso per aggiungere il verde di una quercia rassicurante e vincere le elezioni, attirando finalmente un po' di voti moderati. Si dimenticò di cambiare volti e questo è uno sbaglio che ha pagato fino a ieri.
Intanto un piazzista palazzinaro regalava un nuovo sogno di plastica agli italiani, lo stesso sogno che le democrazie europee si apprestavano ad esportare oltre l'Oder-Neisse: consumismo, villaggi-vacanze, supermercati, televisioni.
L'estetica che invece di preludere ad una nuova etica, semplicemente la aboliva.
La Jugoslavia intanto rispolverava la pulizia etnica, i lager, gli stupri di guerra e tutta la ferocia di una guerra civile in cui non c'era un solo colpevole ma tutti erano al tempo stesso agnelli e lupi, carnefici e vittime.


Alle loro spalle Francia e Germania armavano i contendenti mentre gli americani si apprestavano a bombardare i "cattivi" cioè i serbi (per tutta la stampa internazionale) con il placet di un premier non eletto come D'Alema, ansioso di accreditarsi come partner affidabile a Washington (digerendo la funivia del Cermis e i bombardamenti intelligenti su ponti e città della Vojvodina che niente avevano a che fare con il Kosovo).
Sempre D'Alema sarà in prima fila nel riconoscere il Kosovo nel 2006, il più grande sbaglio politico dell'Unione Europea e in sintesi una porcata di diritto internazionale che oggi torna come un boomerang con la crisi in Crimea e che in futuro aprirà mille altri contenziosi.
Anche solo per questo D'Alema dovrebbe darsi al giardinaggio e smetterla di trombonare in politica.
L'Italia, lo Stato che aveva raccolto i resti dell'esercito serbo nella prima guerra mondiale (cosa questa che a Belgrado ancora ricordano), e che per ragioni storiche e geografiche conosceva molto bene le tensioni tra slavi e albanesi, poteva essere il vero mediatore tra Serbi, Croati, Bosniaci e Kosovari. Invece preferiva restare alla finestra, lasciando che da Aviano gli americani in technicolor bombardassero le nostre vecchie foto in bianco e nero.




Ma perchè scrivo di Jugoslavia e di Slavi del Sud (è questo il significato della parola, contrapposto a quelli del Nord, cechi e slovacchi, nell'Impero Austro-Ungarico) oggi?
Sono pensieri che mi girano in testa da un po', ma ieri quando ho saputo che il buon Boskov se ne era andato mi sono tornati tutti insieme come in una giostra colorata di zingari (quella della foto stupenda di Monika Bulaj che usai per una copertina di anViagi), come in un film di Kusturica ("Undeground" racconta la Jugoslavia, ma "Gatto Nero Gatto Bianco" racconta gli Jugoslavi), come in un concerto della Koceani Orkestar o in una cartolina multicolore delle case antiche di Dubrovnik.
Per me che sono (tiepidamente) genoano, Boskov poteva essere un nonno da mandare anche a fanculo (mio cane gioca meglio di Perdomo) ogni tanto, ma che poi vorresti incontrare ogni giorno nella penombra di un bar di Fruska Gora, tra una spuma e un mazzo di carte, a guardare in tv la finale di Coppa Campioni dove chissà magari stavolta le "rumente" vincono loro.
Pietro Giovannini

Merli

anviagi.it

Pourparler

La scomparsa della pagina fb di "Est ovest" ha riversato sulla pagina di Osservatorio Balcani una marea di commentatori che poco hanno a che fare coi Balkani.
Addirittura una persona pensava che in Kosovo ci fosse il 97% di serbi e il 3% di albanesi (è l'esatto contrario)
Le questioni trattate in maggior parte sono sempre due : il Kosovo e Srebrenica


I numeri vengono sparati come palline da biliardo e i morti e i dispersi vengono usati in una maniera abbastanza vergognosa.
Di tutti i discorsi astrusi, c'è però un qualcosa che si salva, tipo :

"Nel caso di Srebrenica non si è potuto dimostrare la responsabilità della Serbia"

Questo lo dice un avvocato che però poi aggiunge :  "La realtà processuale è cosa ben diversa dalla realtà vera"

Come come ?? Allora dobbiamo credere più ai vaneggiamenti di uno che manco c'era che a prove e prove portate in tribunale ??


Poi nessuno sapeva che sono stati incolpati gli olandesi

Gli olandesi responsabili a Srebrenica

Poi, finalmente, arriva qualcuno onesto :

Srebrenica è una pagina da condannare,nessuno può negare la portata di una tragedia.Ma Naser Oric? Mi risulta che non sia mai stato condannato per aver, con le sue milizie musulmane,ucciso migliaia di serbi nella zona intorno a Srebrenica. Vogliamo poi parlare di quel criminale di Izetbegovic? Un uomo che ha seminato odio etnico e religioso come pochi altri nei Balcani. Ancora non ho capito come abbia potuto usurpare la presidenza a Fikret Abdic, come l'occidente abbia permesso tutto questo.Izetbegovic ha fatto arrivare in Bosnia centinai di mujahedin. Troppo facile scaricare tutta la colpa sui serbi.Chi ha subito la pulizia etnica più di tutti è sicuramente il popolo serbo.


E' sparito Est ovest

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